La notte del 24 dicembre 1223 nei dintorni di Greccio, in Umbria – cittadina medievale arroccata a mezza costa della boscosa catena dei Monti Sabini – La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia” (T. da Celano, Vita prima S. Francisci).

Causa di tanta gioia fu la ricostruzione, per altro sommaria, dell’ambiente della nascita del Salvatore che Francesco aveva ottenuto dal Papa di poter allestire nella amata cittadina umbra. Sommaria perché san Francesco non intendeva dare spettacolo, ma ancora una volta, e sempre con nuovi strumenti, condurre i fedeli al cuore del mistero dell’incarnazione, il mistero di Cristo, il figlio da sempre presente nel Padre, che ha assunto un vero corpo attraverso il quale Dio, che invisibile e inaccessibile ha parlato attraverso i profeti, a un certo punto si è reso visibile, si fa carne e irrompe fisicamente nella storia dell’umanità.

«Venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Un Dio che si fa vero uomo pur rimanendo vero Dio per morire tra atroci sofferenze per la salvezza delle sue creature disobbedienti e per i loro peccati, per renderli partecipi della natura divina e aprire loro le porte del paradiso dove, gloriosamente risorto, è asceso e da dove tornerà alla fine dei tempi, è la straordinaria novità del Nuovo Testamento e il centro della fede cristiana,  per il cui annuncio Francesco spese tutta la propria vita. Un Dio che sconvolgentemente  “da ricco che  era, si è fatto povero(2 Cor 8,9) per condividere sino in fondo, eccetto che nel peccato, la natura umana.

Presepe Storia e significato di Gian Maria Zaccone

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