10
Set 2018

La luce ha un ruolo fondamentale nel mettere in risalto un’opera d’arte, ma il suo compito è quello di preservare oltre che di presentare un oggetto: l’illuminazione della Sindone durante le Ostensioni è stato uno degli argomenti centrali del 27° Congresso sulla Conservazione Preventiva dell’International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, che si è tenuto al Politecnico di Torino tra il 10 e il 14 settembre, con le partnership della Città di Torino, l’IGIIC, il Centro Conservazione e Restauro della Venaria Reale, Turismo Torino e Provincia. Oltre 500 i professionisti che si sono incontrati per discutere di conservazione preventiva e per dialogare sulle pratiche più innovative del settore.

Il sistema di luci utilizzato per l’Ostensione del 2015 resta un modello tecnologico esemplare nel garantire ottima visibilità nel massimo rispetto dell’integrità del manufatto. “L’illuminazione del patrimonio culturale deve consentire la migliore percezione senza far perdere di vista la primaria esigenza di conservazione”, ha spiegato in veste di relatrice del Congresso, Paola Iacomussi, ricercatrice dell’InRim (Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica), nonché membro del Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia, esponente del team multidisciplinare responsabile del sistema di illuminazione dell’Ostensione del 2015 e della recente Venerazione straordinaria riservata ai gruppi giovanili delle parrocchie.

La dottoressa Iacomussi ha presentato nell’occasione del Congresso uno studio sulla conservazione del Telo nel corso delle ostensioni, realizzato insieme con i ricercatori Radis, Valpreda e Di Lazzaro, a sua volta vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia. “I raggi ultravioletti – prosegue la studiosa possono causare un degrado foto-chimico dei materiali cellulosici che provoca sui tessuti un ingiallimento analogo a quello prodotto dalla luce del sole sulle pagine dei libri vecchi”. In merito esiste una nutrita letteratura e numerosi precedenti. “Vari standard indicano caso per caso il più opportuno grado di luminanza, cioè la quantità di luce che investe una superficie. Per i materiali più sensibili il valore limite è fissato a 50 lux, con un tetto massimo di 50 K-lux all’anno. Indici che non garantiscono purtroppo una buona percezione del colore”.

Antico lino e oggetto tra i più studiati al mondo, la Sindone di Torino rappresenta una sfida per i ricercatori che vogliano individuarne l’origine, ma anche per i tecnici cui viene affidato il compito di presentarla pubblicamente nelle Ostensioni. “L’immagine non è facilmente percepibile – puntualizza Iacomussi – anche perché si mescola sul Telo a bruciature e macchie di sangue e soprattutto perché la differenza di colore con il tessuto è molto tenue”. Il vetro di sicurezza dietro al quale viene esibita costituisce un altro non secondario fattore di disturbo, perché altera la distribuzione dello spettro luminoso. E comunque è proprio tenendo conto dei diversi ostacoli che il sistema di luci deve garantire una percezione uniforme in tutti i punti del Lino.

Nell’Ostensione del 2015 l’obiettivo principale era rispondere alle attese dei fedeli e degli esperti con una adeguata resa dei segni e del colore della Sindone.  “La distribuzione della luce sulla Sindone è stata calcolata in base ad algoritmi specifici elaborati dall’INRIM per le opere d’arte – prosegue Iacomussi – In particolare per il Telo si è tenuto conto della Riflettenza spettrale dei punti più significativi del Lenzuolo, anche in relazione alla Trasmittenza del vetro di protezione”. Per illuminare tutti i punti del Telo con la dovuta quantità di luce si è fatto ricorso a proiettori digitali guidati da computer e a tecniche di video-mappatura digitale. Il risultato è stato apprezzato, anche perché ottenuto con la minima quantità di mezzi: il Telo è stato investito da soli 15 lux, l’illuminazione più bassa – e più rispettosa della sua integrità – sino a ora mai avuta.

Lighting_Abstract dell’Intervento di Paola Iacomussi

Lighting_Conservation _Alcune slide dell’intervento di Iacomussi

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