20
Feb 2019

Innanzitutto San Francesco d’Assisi, ma anche Santa Chiara da Montefalco e poi il Venerabile Adolfo Barberis, fondatore della congregazione delle suore del Famulato Cristiano ed esponente di spicco della santità sociale torinese. La devozione per le sofferenze subite da Cristo è il fil rouge che accomuna la vita di queste pie figure, sia pure in epoche e ambienti assai diversi tra loro. Ed è a questi santi che il professor Gian Maria Zaccone, direttore del Centro Internazionale di studi sulla Sindone, dedica un ciclo di conferenze a cadenza mensile, già concepite come lezioni di approfondimento nel programma del corso di Diploma in Studi sindonici organizzato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con il CISS. Luogo dell’incontro è la stessa sede del CISS, che dal 2018 è tra l’altro distaccamento universitario del Regina Apostolorum, in via San Domenico 28. Lo stesso polo di studio dove è allestito il Museo della Sindone, centro espositivo appartenente alla Confraternita del SS. Sudario, ma la cui direzione scientifica spetta non a caso al CISS.

Il primo appuntamento della serie è per mercoledì 20 febbraio, a partire dalle 16. Di fronte agli studenti torinesi del corso di Diploma in studi sulla Sindone, ai confratelli del SS. Sudario, agli “amici” del Museo della Sindone e in collegamento diretto con l’Ateneo Pontificio di Roma, il prof. Zaccone parlerà di San Francesco di Assisi, “notissimo sconosciuto”. Il Santo patrono d’Italia sarà considerato proprio per la devozione al Cristo sofferente, un aspetto del credo di Francesco sino a ora trascurato.

Non diversamente il misticismo di Santa Chiara da Montefalco e del Venerabile Barberis saranno al centro degli approfondimenti successivi al primo. La devozione per le sofferenze subite da Cristo è il fil rouge che accomuna la vita di tutti questi pii personaggi, che si sono trovati ad operare in epoche e ambienti assai diversi tra loro. “La centralità della devozione alla Passione che ha animato questi santi in vita – spiega Zaccone – è frutto diretto della loro unica capacità di amare tanto profondamente  Cristo, fino a condividere anche fisicamente il sacrificio espiatorio della Croce ”.

 

 

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