14
Giu 2019

Sindone: un bene da consegnare alle generazioni di domani. Al di là della questione dell’autenticità e della stessa ricerca scientifica sulla formazione della sua impronta, il Telo oggi è innanzitutto un reperto prezioso e fragile che va tutelato dai rischi di degrado per tramandarlo intatto ai posteri. Di questo si è parlato al Politecnico di Torino, nel corso del workshop “Tecnologie per la conservazione, il monitoraggio e la fruizione della Sindone”, un tavolo operativo per scienziati, tenuto nel pomeriggio di venerdì 14 giugno presso la sala delle Cacce al Castello del Valentino. Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone ha dato il suo contributo all’incontro sia sul fronte organizzativo, sia soprattutto offrendo il suo patrimonio di conoscenze sul Lino: tessuto, impronta, sangue, possibili fattori di decadimento. Un apporto tanto più apprezzato perché mirato a celebrare il 60 anni di vita del Centro. Ma certo un intervento non meramente celebrativo, teso piuttosto a porre le basi della futura ricerca. E infatti l’assemblea si è sciolta con l’impegno a rivedere i temi aperti, a trasformarli in percorsi di ricerca da discutere a breve, magari in cenacoli ristretti di studio.

441 centimetri di lunghezza per 111 di altezza, il famoso lino, intrecciato a spina di pesce è quello che, secondo tradizione, avrebbe avvolto il corpo di Cristo deposto dalla croce. Un’opinione su cui la stessa Chiesa non prende posizione, anche se il Lino viene unanimemente riconosciuto come importante leva di fede e simbolo della Croce, essendo le sofferenze impresse sul tessuto in assoluta sintonia con la narrazione della Passione e morte di Cristo che si legge nei Vangeli. Come difendere dunque questo reperto che, comunque lo si guardi, è unico e prezioso? Come conservarlo, monitorarlo e preservarlo dal deterioramento? E come consentirne l’esposizione al pubblico, sia pure di tanto in tanto, in periodo di ostensione, ma nelle condizioni ottimali per la salute del Telo e per la fruizione?

Con le sue competenze interdisciplinari, il Ciss ha messo a servizio del Politecnico e degli addetti ai lavori i suoi autorevoli studiosi nei diversi campi: il prof. Nello Balossino, vicedirettore CISS e direttore del Museo della Sindone, docente universitario e criminalista, il dr. Paolo Di Lazzaro, vice direttore CISS, dirigente ENEA, Enrico Simonato, chimico, registrar del CISS, la dssa. Paola Iacomussi, ricercatrice dell’istituto nazionale di ricerca metrologica IINRIM, e membro della Commissione Scientifica del CISS. Al team si sono aggiunti il prof. Piero Savarino, già docente di chimica presso l’ Università degli Studi di Torino, membro della Commissione per la conservazione della Sindone e Consigliere scientifico del Custode pontificio della Sindone, il dr. Marco Bonatti, responsabile della Comunicazione della Commissione diocesana per le Ostensioni della Sindone, e direttore di tutte le esposizioni dal 1978 a oggi, e il prof. Luigi Fabrizio Rodella, anatomo patologo, docente all’ Università di Brescia. Fondamentale inoltre il contributo dell’ing. Stefano Masiello, supplier operations manager di Thales Alenia Space, incaricato tra le altre cose del monitoraggio delle condizioni ambientali ottimali di custodia della Sindone nella teca d’avanguardia, realizzata, con le più aggiornate tecnologie di progettazione e fabbricazione, all’indomani dell’incendio del 1997 nella Cappella del Duomo, appunto da Thales Alenia Space Italia.

Conservazione Monitoraggio Fruizione Sindone _ Workshop di Politecnico e CISS _ 14 giugno 2019

Commenti all’evento su Avvenire

Resosconto dell’evento su Voce E Tempo

Il punto sul workshop su Vatican Insider

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