27
Set 2018

Un tesoro di marmi e di luce: con il taglio del nastro di giovedì 27 settembre, la Cappella del Guarini  è stata riconsegnata allo skyline di Torino e all’abbraccio dei torinesi. Da 21 anni la città aspettava questo momento, dopo il devastante incendio che nell’aprile del 1997 aveva seriamente compromesso l’immagine e la stabilità del monumento, che, con il suo ritmo ascensionale verso il cielo, era stato storicamente concepito per accogliere e custodire la Sindone. Non tutto è ancora concluso. Sin dalla primavera le opere di recupero si concentreranno sull’altare della Cappella, disegnato dal Bertola, che ora, annerito e cupo, resta al centro dello spazio sotto la Cupola, a monito della fragilità delle opere umane.

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e Custode del Telo, era tra le autorità che oggi hanno celebrato insieme la riapertura della Cappella. “Quando giunsi a Torino, nel novembre 2010, avevo conservato negli occhi e nella memoria le immagini terribili dell’incendio – ha spiegato – una soprattutto ritraeva il mio predecessore, il cardinale Giovanni Saldarini, affiancato dal sindaco Valentino Castellani e dal comandante dei Carabinieri Franco Romano. I tre uomini che portano il peso della città e che guardano, da adulti, il rogo del suo cuore che brucia.
Anche a causa di quella foto, da Custode della Sindone ho voluto fare tutto quanto era in mio potere
per custodire e dare sicurezza a codesto patrimonio unico al mondo. E dunque sono felice e onorato di essere qui, a veder restituita alla città, e al mondo, la Cappella quasi interamente restaurata dopo 21 anni di lavoro difficile, di sfide all’intelligenza e alla tecnologia.”

Gioiello dell’architettura barocca e inno alla religiosità torinese, la Cappella è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità: “E’ un opera complessa, avvincente per la genialità ascetica che l’architetto Guarino Guarini vi seppe infondere – ha osservato Nosiglia – Una genialità che si trasfigura in Bellezza assoluta per il sito destinato ad accogliere uno dei più importanti tesori della cristianità: la Santa Sindone. Qui io vorrei sottolineare il significato universale di questo edificio: voluto e costruito come tempio del Signore, esso è anche un «dono di bellezza» inestimabile.
La bellezza, lo sappiamo bene, è ciò che «salva» il mondo: è cioè dimensione capace di restituire alla vita il senso autentico e profondo che sovente noi stessi abbiamo smarrito. Ma la Cappella non è solo un’opera che esalta la bellezza della architettura e dell’arte. Essa fa parte di un percorso che ogni uomo è chiamato a compiere dal buio della morte spirituale causata dal male alla luce salvifica che emana della risurrezione del Signore. Salendo dal Duomo gli scaloni impongono la tenebra, raccontano la morte: ma poi la luce che viene dalla guglia, punto focale della Cappella, stravolge la stessa verità fisica e biologica del nostro dover morire ed esalta lo splendore della risurrezione. La Sindone, quando Guarini pensò la Cappella, stava lì a mezzo: testimonianza inequivocabile di dolore e di morte ben rappresentata dal buio del marmo nero, ma altrettanto di certa speranza di risurrezione, grazie alla testimonianza di quelli che «videro e credettero». E questa testimonianza è giunta fino a noi, in quella storia di fede in cui la Sindone è completamente immersa”.

La Sindone non tornerà nella Cappella del Guarini: ha ormai una sua stabile e sicura collocazione in Duomo, sotto il palco reale. Tuttavia l’Arcivescovo si augura che la Cappella “continui ad essere non solo un patrimonio artistico e culturale fruibile da tutti ma anche quel luogo di preghiera, di silenzio, di meditazione che è sempre stato in questi secoli.” Di qui la sua esortazione: “Accogliamo dunque quest’opera restituita al suo splendore come un segno di speranza, un omaggio al Lenzuolo icona «viva» dell’amore più grande che Cristo ha donato all’umanità intera, che ci sprona a testimoniarlo ogni giorno nel tessuto concreto della nostra esistenza, per costruire un mondo sempre più giusto, pacifico e solidale per tutti.”

25 Settembre Articolo su Avvenire

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