27
Set 2018

Sin dal suo arrivo a Torino, 400 anni fa, la Sindone ha profondamente inciso nella vita della città, influenzando il corso della sua storia, tra eventi di Corte e manifestazioni di devozione popolare. Proprio per questo, nel giorno della riapertura della Cappella del Guarini, a 21 anni dall’incendio che l’aveva deturpata e minata, non poteva non esserci un omaggio al Telo per la cui custodia quella stessa Cappella era stata voluta e costruita. “La Sindone e la sua immagine”, mostra inaugurata questa sera a Palazzo Madama intende proprio sottolineare il legame indissolubile tra Torino – capitale Savoiarda – la Monarchia che nella Sindone trovava la sua legittimazione e le famiglie della città e di tutto il Piemonte, animate dalla più sincera devozione.

Aperta al pubblico nella Corte Medioevale del Palazzo tra il 28 settembre 2018 e il 21 gennaio 2019, la rassegna è stata organizzata in collaborazione col Polo Museale e curata da Clelia Arnaldi di Balme, con consulenza scientifica del direttore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, prof. Gian Maria Zaccone. Presente nel percorso anche il Museo della Sindone che ha offerto in prestito per l’esposizione otto pezzi delle sue collezioni, tra cui la cassetta che servì a trasportare la reliquia a Torino nel 1578 e la macchina fotografica da campo utilizzata da Secondo Pia, il primo a documentare fotograficamente la Sindone nel 1898.

“Senza la Sindone non avrebbe avuto senso neppure il Tesoro seicentesco della Cappella Guariniana – ha commentato Zaccone nel corso della cerimonia inaugurale – Incardinata tra Palazzo Reale e il Duomo di Torino anche logisticamente la Cappella testimoniava la sua duplice anima di testimonianza religiosa e di manifestazione del potere temporale di Casa Savoia. Tutto mentre la Sindone sempre più si affermava come nucleo identificativo della missione di Torino e del Piemonte in Italia e in Europa”.

“In questa giornata storica per la città, la Sindone si conferma un tassello fondamentale per crescere nella fede – ha osservato l’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, custode del Telo, nel dare il Benvenuto alla rassegna – e anche una leva della pietà popolare”. Pietà che, come insegna Papa Francesco, ha dalla sua una forza eccezionale: “perché parte dal cuore ed è per questo tanto più autentica, spontanea, generosa”. Le Ostensioni che nei 400 anni di permanenza della Sindone in città confermano il profondo attaccamento della gente al Telo: “Sono il segno tangibile dell’efficacia del suo messaggio – osserva Nosiglia – La Sindone ci dice che attraverso la morte si accende la speranza del riscatto. E’ una speranza che per i fedeli diventa ragione di vita”.

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