Questa mattina l’arcivescovo di Torino e custode della Sindone ha annunciato che, in continuità con quanto accaduto l’anno scorso, anche quest’anno celebrerà il giorno del Sabato Santo una speciale liturgia di fronte alla Sindone, pur precisando che “la preghiera di fronte alla Sindone in questo 2021 non è una semplice ripetizione di quella celebrata nel 2020. Lo scorso anno ci trovavamo in una situazione di emergenza completamente sconosciuta; oggi siamo più consapevoli delle difficoltà da affrontare e degli impegni che possiamo prendere. Soprattutto, abbiamo capito che la prima nostra forza si trova nel continuare con coraggio la vita e aiutare quanti si trovano in difficoltà e necessità.” Anticamente vi era la pia pratica di ostendere la Sindone il giorno del Venerdì Santo. Ma il Santo Padre Benedetto XVI ha sottolineato il profondo legame che esiste tra la Sindone con la straordinaria immagine su di essa impressa ed il mistero del Sabato santo: “Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo…la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato…In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui…

Questo è il mistero del Sabato Santo!

Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro Telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla – senza contare quanti la contemplano mediante le immagini – è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore”. 

Giorno di preghiera e meditazione

Il Sabato Santo dunque, giorno del grande silenzio, giorno di meditazione e preghiera in attesa dell’annuncio della Resurrezione, ben si presta ad una preghiera e meditazione di fronte a quella immagine straziante ma così composta e maestosa, ricordando sempre che, sin dal Concilio di Nicea II (VIII sec.), “Non si tratta, certo, di una vera adorazione, riservata dalla nostra fede solo alla natura divina, ma di un culto simile a quello che si rende all’immagine della croce preziosa e vivificante, ai santi evangeli e agli altri oggetti sacri, onorandoli con l’offerta di incenso e di lumi secondo il pio uso degli antichi. L’onore reso all’immagine, in realtà, appartiene a colui che vi è rappresentato e chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto”. Non si tratterà evidentemente della celebrazione di una Santa Messa, che come dovrebbe essere noto non viene celebrata il giorno del Sabato Santo, e nemmeno una ostensione nel senso comune del termine: la Sindone resterà nel suo contenitore e al suo posto, aprendo il guscio di protezione in modo che le telecamere possano riprenderla per permettere al mondo la contemplazione di quell’immagine che racchiude dolore e speranza, e aiutare così ad unirsi nella preghiera che l’Arcivescovo dirà per tutti e con tutti.

Gian Maria Zaccone

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